Alberi… che giungla!

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Della serie “non c’è stato” in Wind News di feb/marzo 2014, un’interessante articolo sugli alberi curato da Pier Paolo Nistri che, tempo fa, si era già occupato delle prolunghe con cricchetto
Potete tranquillamente leggervelo qui di seguito o per comodità scaricarvi l’articolo in formato pdf cliccando su
ws-masts.pdf

Alberi, che giungla!
Volendo cercare di capire perché ogni marca di vele consiglia solo il proprio albero ho cominciato una piccola ricerca su siti e blog, parlandone anche con due costruttori.
L’argomento è immenso e parecchio tecnico, ma ci raccontano anche un sacco di storie.
In breve: sdm per vele grandi e rdm per vele piccole? Non sempre, dipende da cosa vuoi ottenere (ci sono adesso anche rdm da 490cm).  100% carbonio è meglio? Non sempre, alcune marche usano un materiale di scarsa  qualità per cui a volte può essere meglio un albero 80%, se fatto con un carbonio migliore.
Basta che l’IMCS sia quello richiesto? Non sempre, spesso quello che scrivono non è reale, come potete vedere dalla tabella allegata in fondo. Come si misurano gli alberi?
All’inizio mettevano un peso (30kg) a metà e misuravano la flessione, ma per poter  confrontare alberi di differenti lunghezze si sono inventati questa formula, che li equipara  tutti a 465 cm (misura che non si usa più, qualcuno propone 460, al quadrato 211.600).
Calcolo imcs:
(Overall Length)cubed, divided by [(Mid-Point Deflection) X (465)squared]
Cioè in excel =POTENZA(K10;3)/(L10*216225) dove K10 è la lunghezza, L10 la misura della flessione e  216.225 il quadrato di 465, il  tutto in cm.

calcoloimcs.jpg

Ovviamente la combinazione peggiore è usare un albero hard top su una vela flex (tipo albero Maui Sails con vela Neil Pryde); sembrerebbe solo un po’ meno grave l’opposto ma con notevoli perdite di efficienza.
Però ogni tanto le velerie si scambiano i velai e questi, pur adattandosi agli standard del nuovo brand, si portano dietro le loro esperienze e preferenze (vedi Naish-Gaastra, ma vale per moltissime velerie) quindi è molto importante anche l’anno di costruzione della vela e dell’albero.
In realtà le velerie non fanno gli alberi e, come molto onestamente dichiara Sailworks, li comprano in Italia e Usa (buoni) o in Asia (economici). Perciò disegnano le vele sui 100%, che sono ovviamente
l’abbinamento migliore, specie se dello stesso anno, ma non sono corretti quando ti indicano come seconda scelta un loro albero compatibile cinese che non ha la stessa curva, reflex, o Imcs dell’albero 100% carbon ed allo stesso tempo ti invitano a diffidare di altri produttori (e magari è la stessa fabbrica italiana con un altro brand).
Goya, che propone dei 90% made in Usa che possono mixare basi e top, dichiara sull’albero tutte le misure di flex. Ezzy Sails (simile concetto di mix) richiede, per usare sulle proprie vele gli alberi di altre marche, che rispettino questi flex: 1⁄4 point = 61 to 64% and 3⁄4 point = 75 to 79%.
North Sails dichiara il tipo di carbonio che usa per ogni tipo di albero. Severne sul Gorilla offre 2 anni di garanzia illimitata senza domande. Tushingham dichiara di essere l’unica veleria che possiede un proprio macchinario elettronico per testare gli alberi. North Sails aveva anche proposto un albero in tre parti (100% carbon made in Italy) dove bastava cambiare la parte centrale per avere le tre lunghezze diverse, con risparmio di spazio e facilità di trasporto, ma non hanno venduto molto ed hanno smesso di produrlo.
Ricordiamo che il carbonio fornito alle aziende che fanno alberi ha delle tolleranze (+/- 5%), la costruzione pure, e le vele ancor più, essendo i tessuti tagliati in blocchi sovrapposti e cuciti a mano (e che poi si deformano con l’uso) e spesso non simmetriche.
Come si intuisce è veramente difficile ottenere il perfetto abbinamento, anche perché molto dipende dallo stile del rider, dalle condizioni, dal suo peso, se si preferisce avere più potenza o scaricare quella in eccesso, se si esce più spesso sovra invelati o sotto, se conta più la leggerezza o la resistenza…
Certo l’ultima cosa che voglio è che mi si rompa qualcosa, albero o piedino che sia, quindi probabilmente meglio sacrificare un po’ di leggerezza allo spessore delle pareti dell’albero (ma quanto ho amato il North drop shape da un kg!).
Come sempre, più spendi (subito) e meno spendi (dopo). Se puoi permetterti un albero 100% carbonio made in Italy, nessun indugio: molto resistente, ti dura di più, scarica meglio le raffiche, ha un reflex migliore (torna alla sua forma originaria in meno tempo) e ti permette di sfruttare al meglio le tue vele (maggior range di utilizzo = maggior tempo in acqua, ti stanchi meno e non devi cambiare vela se non hai centrato perfettamente la misura).
Alcune tabelle di confronto vele alberi:

albericonfronto.jpg

unifiber.jpg

Ecco una tabella di misurazioni fatte su alberi 400 cm tratta da peterman.dk dove emergono le grandi differenze di Imcs (+ alto significa + rigido) e di flex (ordinati da hard  top a flex top).

mast-400.jpg

Naturalmente appendere un peso ad un albero, per quanto necessario a prendere delle misure da comparare, non è assolutamente paragonabile  al comportamento che avrà il rig navigando e poi sotto raffica. Bisognerebbe proprio provare i diversi alberi con la propria vela, con diversi trim e diverse condizioni, cosa oggettivamente un po’ complicata: anche ammettendo di trovare alcuni alberi da testare vuol dire fermarsi, disarmare, riarmare e scriversi le proprie osservazioni, ma nel frattempo magari il vento è calato/rinforzato, la marea influisce sul chop/onde, noi siamo meno freschi e meno obiettivi…
Inoltre le vele si cambiano normalmente più spesso degli alberi, quindi dovresti ricomprare lo stesso modello per non avere sorprese, sperando ci sia sempre lo stesso velaio…
Quindi? Meno alberi ma di ottima qualità (direi non meno di 80% carbon, ma per la poca differenza di prezzo anche più), prediligendo come vele i modelli che permettono di armare varie misure sullo stesso albero (o al massimo con due alberi). E se comprate un buon albero (ed un buon boma carbon) non serve portarsi dietro quello di ricambio, risparmiando altri soldi e spazio.

 

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2 replies


  1. Complimentoni!!!
    un articolo davvero interessante x chi naviga nel delirio del cambio rig.
    Smink…. se vai avanti cosi il “FuoriRivista” diventa quasi come il Fuorisalone o il Dopofestival… ;-)


  2. come mai tutti parlano del carbonio e nessuno della resina? dopo tutto credo che la parte solida che cede sotto torsione/flessione sia proprio la resina…
    come mai ci sono parti di veicoli sottoposti a forti stress, calore, sole e altro che non cedono o non si piegano (vedi carrozzerie formula 1 o moto gp, elicotteri etc)?
    voglimo parlare delle canne da pesca? sempre sotto il sole…
    vabbe, parliamo del vento: ci sarà sabato e domenica?

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